Un amore incrollabile

30 Gennaio 2019 by michelecrippa
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Dopo un brutto incidente la storia di Kate – Malattie incurabili

Kate è entrata nella mia vita ad aprile/maggio del 2012. Di lei sapevo solo che: arrivava dalla Calabria, era stata investita che era ancora cucciola e abbandonata sul ciglio della strada con una frattura del bacino. Quando l’ho adottata aveva circa 3/4 mesi. Sono andata a Milano a conoscerla e, per comprendere se fosse adatta alla famiglia che stavo creando (ero da poco sposata), ero andata accompagnata da un’educatrice cinofila. Mi sono innamorata di lei appena l’ho vista: allegra, giocherellona, correva e saltava sembrava addirittura non avesse mai avuto problemi al bacino.
Appena portata a casa però – dopo nemmeno due notti – Kate inizia a manifestare dolori. Zoppica, piange, si lamenta ogni volta che deve fare la cacca, lamenti davvero importanti: aveva realmente forti dolori.
Non conoscevo ancora la Dottoressa Cattani perché avevo un altro veterinario che comunque mi consiglia visite approfondite.
Iniziamo il giro degli specialisti, veterinari e ortopedici. Kate viene sottoposta ad accertamenti (lastre, lastre con liquido di contrasto) da cui ne emerge una calcificazione storta del bacino ma nulla che potesse seriamente giustificare tutti questi problemi.
Usciamo da questi accertamenti davvero provati. Ogni volta riprendersi dalle anestesie per la tatina è un problema: vomito, diarrea, spossatezza e passività. L’unica cosa che gli specialisti mi dicono è che Kate, dato i dolori, deve essere sottoposta a una costante cura di antinfiammatori e antidolorifici. Così faccio, acquisto i farmaci e inizio a somministrarglieli.
Ad ogni passeggiata nel quartiere però mi capitava di incontrare proprietari che, sentendo la nostra storia, continuavamo a consigliarci la Dottoressa Cattani, esperta fisiatra.
Ad un certo punto decido di prendere appuntamento per un consulto.
La incontro ad ottobre 2012, varco la porta della sala visite, sistemo Kate sul tavolino e inizio a parlare del bacino, dei dolori, delle lastre insomma… della storia. Io parlavo del bacino e la Doc continuava a chiedermi : “Gli occhi?”.. mmm.. non capivo. Mi avevano parlato di lei come il miglior dottore delle articolazioni, della postura, dei trattamenti decontratturanti… e lei mi parla degli occhi?
Al momento, davvero non capivo… perché le chiedessi del bacino e lei si interessava agli occhi. Ciò nonostante mi affido a lei. E questa è stata la scelta più brillante ed intelligente che potessi fare per Kate, perché il tempo… ha spiegato il perché gli occhi la preoccupassero così tanto.
I dolori al bacino vengono sedati – sparendo definitivamente- “semplicemente” cambiando alimentazione. Dal cibo industriale alla PaleoDog Diet. Non sono servite né ulteriori lastre, né cure farmacologiche: kate aveva una infiammazione del nervo sciatico causata dalla calcificazione non corretta del bacino e l’alimentazione scorretta contribuiva in modo determinante ai suoi malesseri.
Ovviamente tutto merito della Doc e delle sue capacità.
Sistemato questo aspetto medico la Dottoressa mi consiglia di fare qualcosa per l’educazione di Kate perché era ingestibile: non si faceva toccare da nessuno, nemmeno da me. Non potevo asciugarla (soprattutto non potevo toccare i posteriori), non potevo toccarle le zampe, la bocca … minacciava di mordere chiunque e comunque e qualche morso (senza mai stringere) l’ho portato a casa. Avevo già consultato alcuni specialisti del comportamento ma mi avevano detto che era comunicazione: il cane mi stava dicendo che non voleva essere toccata ed era suo diritto e dovevo rispettarla.
Avevo un problema. La doc poteva visitarla mettendole la museruola, ma io? Io ero da poco sposata e prevedevo un figlio nel futuro… come potevo fare?
Anche qui la Dottoressa mi ha salvato, inizio a seguire i suoi corsi, tutti… uno per uno e.. pam… mi si apre il mondo. Inizio a lavorare sodo, a scardinare dinamiche relazionali errate per far evolvere il nostro rapporto e poter garantire sia a kate che a noi una qualità di vita ottimale.
Procedevamo… alla grande, con difficoltà perché il percorso educativo non è stato semplice ma vedevo piccoli risultati alla volta.
Tutto andava bene fino a quando kate inizia a essere strana: cammina molto lentamente, rasente al muro, assumendo una postura di paura. Siamo già all’agosto del 2013 per cui attendo il ritorno dal mare per informare la doc la quale ancora mi chiede informazioni degli occhi. Io degli occhi, però non avevo nulla da segnalare, in giro alla luce del sole era tutto normale. Così inizio a focalizzare la mia attenzione e noto che in giornate molto luminose l’occhio è bello aperto, si vede sia l’iride colorato che la pupilla di dimensioni normali.. alla penombra no… nella foschia no… la pupilla è gigante.
Ok… abbiamo un dato… il tempo di decidere come procedere che, a febbraio del 2014 (ero al 4°mese di gravidanza) kate ha una crisi convulsiva. Era una domenica qualsiasi ed ero in casa, lei nella cuccia… cerca di alzarsi ma cade per terra. Fa diversi tentativi. Allora la blocco per non farla più alzare e chiamo la Doc.
Kate perde conoscenza e inizia la crisi convulsiva. La mia doc era in un’altra regione a visitare ma non mi molla. Resta con me al telefono e mi manda al ps veterinario. Anche lì non mi molla, chiama e parla col medico di turno. La ricoverano e il giorno dopo la dimettono con diagnosi di epilessia, cura farmacologia (valium, gardenale…) e approfondimenti per la vista. Mi confronto con la mia Doc e la diagnosi di epilessia la convince molto poco. Lei continuava a dirmi che c’era qualcosa che non tornava. Dovevamo procedere step by step.
Partiamo dall’oculista la quale mi sottopone alcune domande poi, spegne la luce e mi chiede di allontanarmi e di posizionarmi in un angolo dell’ambulatorio e di chiamarla. Chiamo Kate, lei cerca di venirmi incontro, ci prova… ma non ci riesce: va a sbattere contro ogni oggetto che trova!
Le viene diagnosticata una retinopatia genetica e la dottoressa mi prepara che nel giro di sei mesi Kate sarebbe diventata completamente cieca.
Bam… il mondo crolla. Non riuscivo a immaginare come la nostra vita potesse andare avanti: io e kate iniziavamo da poco a guardarci, lei iniziava ad avere il suo sguardo su di me, a prendermi come punto di riferimento, a giocare insieme con la pallina.. e adesso? Stava arrivando anche un bimbo, come avrei fatto? Ho iniziato a piangere… non riuscivo a riprendermi, non riuscivo a vedere via d’uscita.
Anche qui la mia Doc Silvia mi ha salvato. Mi ha lasciato una settimana di tempo, poi la telefonata: “Ok, Silvia, operativa. Pianto hai pianto, disperata ti sei disperata, adesso ti voglio operativa. Devi iniziare a lavorare con Kate, devi abituarla all’arrivo del bambino eppoi, in sei mesi potrebbe diventare cieca del tutto e dobbiamo insegnarle delle competenze. Ti consiglio vivamente di iniziare lezioni di nosework.”
Ok, io operativa. A casa mia è sempre valsa la regola: “Se la Doc consiglia io eseguo”. Eh da lì mi si è aperto un mondo… scopro che la cecità non è un ostacolo per i cani, usano il naso… Kate inizia ad aprirsi al mondo, acquista fiducia, acquista sicurezza verso di sé e verso di me. Inizio a lavorare con Kate e inizio a prepararla all’arrivo del bambino: passeggiate col passeggino, sistemazione arredi in casa per abituarla alla riduzione dello spazio interno ecc… tutto per prepararla alla novità. Un lavoro costante, duro, impegnativo ma che ha ripagato ogni sforzo.
Tutto procede bene, kate lavora bene. Sta bene, continuano le crisi convulsive però sotto consiglio della Dottoressa decidiamo di aspettare e vedere come si evolvono: frequenza, intensità e durata sembrano stabili e uguali. Aspettiamo dunque a procedere con la cura farmacologica.
Tutto procede, partorisco e il giorno che ho rotto le acque lascio kate a casa che sta bene. La saluto e vado in ospedale. Lunedì 7 luglio… torno a casa il 10 luglio e trovo Kate strana. Prima di entrare in casa con il bambino e farglielo conoscere entro io. Metto in atto tutte le azioni della pedagogia cinofila: lascio fuori il bambino col papà, entro sola e la saluto, la coccolo… lei mi viene incontro e ci coccoliamo a vicenda. Terminato il ricongiungimento le faccio conoscere Leo. Però vedo che è strana, rigida e muove la testa verso destra come se avesse un tic. Penso sia una reazione alla novità, Kate nonostante i progressi e tutto il lavoro fatto, in fondo resta una cagnolina insicura, timida e poco felice delle novità.
Il giorno dopo però la osservo e non mi sento tranquilla. Prendo appuntamento con la doc per il martedì. Durante il week end mi accorgo che Kate non mangia e che non apre la bocca. Vado alla visita, pensavamo di tutto… tranne al peggio: Kate, prima sedata e poi spinta in coma farmacologico, non riesce comunque ad aprire la bocca. Panico. Per la prima volta ho visto la Doc preoccupata. Mi manda d’urgenza da un odontoiatra veterinario che diagnostica una miosite autoimmune. Tra le mie lacrime mi prospetta due alternative: una risonanza dove sia possibile iniettare cortisone direttamente nei nervi compromessi (vi evito il costo di questo intervento) o una terapia strong di cortisone con la premessa che per queste patologie non esiste cura se non l’eutanasia perché, una volta sospeso il cortisone, la situazione precipita.
PANICO- PIANTO- DISPERAZIONE
La mia Doc però mi salva. Passiamo la serata al telefono, ricordo ancora le sue parole: “Silvia, ascoltami. C’è qualcosa che a me non torna. Vista, bocca, crisi convulsive, problemi intestinali (perché kate soffriva anche di questo), le articolazioni (perché comunque i posteriori non li abbiamo mai scordati)… ci deve essere qualcosa che li accomuna. Non può essere diversamente. Sto studiando il caso, sto chiedendo ai colleghi e tutti dicono che non è possibile che esista una sindrome che accomuna tutto, però PER ME E’ COSI’. Per cui adesso noi mettiamo kate sotto cortisone, appena si riprende farà una tac e una risonanza magnetica per vedere se ne capiamo di più. Per l’eutanasia ovviamente aspettiamo, facciamo un passo alla volta però, te lo dico, se fosse come ha prospettato lo specialista questa è sicuramente l’ultima patologia che Kate dovrà affrontare, perché sarebbe troppo per lei.”
PANICO – DISPERAZIONE- PIANTO MA NON ERO SOLA. IO NON ERO SOLA AD AFFRONTARE QUESTO MOSTRO E TUTTA LA PAURA ANNESSA.
Il giorno dopo Kate era distrutta. Non usciva nemmeno a fare la pipì. Sento la Doc che prontamente mi dice: “So che hai appena subito un cesareo e non stai bene, ma ho bisogno che porti Kate fuori a farle fare la pipì. Non possiamo rischiare un blocco renale adesso. Per cui, vai e chiamami dopo”.
Fisicamente ero sola con un marito assente (oggi è ex marito infatti), un bambino neonato da accudire, kate da accudire ed io che non capivo nulla, piangevo e basta.
Però se la Doc Silvia dice io eseguo. Porto kate fuori –non so come abbia fatto- e riesce a fare la pipì.
Io però non stavo bene, continuavo a piangere, avevo paura di perdere Kate, avevo il piccolino da accudire, allattare ecc… non riuscivo a fare niente se non piangere. Così, la Doc mi salva. Capisce il mio stato emotivo, il panico e le difficoltà di gestione e mi manda un suo assistente: prende Kate e la porta in clinica. Per un giorno non dovevo scervellarmi su come darle la terapia, che non ero capace ecc…
Kate non aveva bisogno di essere ricoverata. Io però avevo bisogno di allentare la pressione e la preoccupazione: ero in una fase delicata della mia vita, problemi familiari notevoli e senza l’appoggio giusto, neomamma, angosciata per la sua bimba pelosa che stava davvero male. Un caos. La Doc però aveva capito tutto ed è corsa in mio soccorso.
Questo mi ha permesso di prendere le distanze dal problema, di tornare operativa e bam… sono tornata in me, operativa, lucida e capace di gestire la situazione.
Tornata operativa Kate segue il piano terapeutico di cortisone. Sembra rispondere molto bene, combatte, reagisce e non si arrende.
Facciamo la tac e la risonanza magnetica e arriva finalmente la diagnosi: VASCULITE AUTOIMMUNE.
Ecco la patologia che accumuna tutte le difficoltà di kate: vista, articolazioni, dermatiti, crisi convulsive, blocco della bocca.
La mia doc aveva ragione. Fin da subito. Fin dalla prima visita in cui io parlavo del bacino e lei mi chiedeva della vista.
Kate il 20 gennaio compirà 7 anni… a luglio del 2014 prospettavano l’eutanasia, ancora prima la cura per l’epilessia e poi per la miosite… e poi… ho perso il conto.
Io a occhi chiusi mi sono affidata alla Dottoressa Cattani e tutto è andato bene.
È vero, la nostra vita è un’altalena.. kate passa periodi che non sta tanto bene… io dico sempre che faccio arredamento con la clinica… faccio di quelle corse in lacrime ancora oggi… però poi sono cose che si risolvono.
Io e la doc, ci guardiamo, e ci diciamo: abbiamo visto kate in condizioni peggiori, possiamo farcela.
Oggi Kate è sotto terapia con un dosaggio talmente minimo che non ci spieghiamo come sia possibile. Abbiamo aggiunto la terapia per la tiroide e ora sta ancora meglio.
Dal 2014 la nostra vita è cambiata: ho divorziato, cresco e accudisco mio figlio e il MIO cane. Non ho la famiglia standard ma forse ho molto di più: ho un cane che nonostante tutto lotta e combatte, ho un bambino che a 4 anni e mezzo riesce a prendersi cura di kate, la porta in passeggiata, gioca con lei con la pallina e quando sta male le offre la sua coperta di pile (quella che non cede a nessuno!) o i suoi giochi.
Oggi Kate partecipa alla vita di famiglia, viene con noi nei viaggi, coccola Leo e nonostante resti un cane poco estroverso… ama follemente me e mio figlio e appena può ce lo dimostra.
Sono consapevole che in una malattia autoimmune la situazione potrebbe precipitare, perché nessuno sa come si evolverà, come gli immunocomplessi si localizzano e quali problemi causano. Non c’è una cura definitiva….
Ma seguendo l’esempio di Kate, ho deciso che tutto il resto sarà un passo alla volta… per il momento mi godo la mia famiglia e l’amore che spero arrivi anche a voi, leggendo questa storia… perché io e Kate ci siamo amate dal primo momento.
Nessuna di noi sapeva che strada avrebbe preso la nostra vita, sicuramente io l’avevo immaginata diversa… però solo così riesco a sentirla vera e autentica.
Quando Kate sta male, io sto male. Quando Kate sta male la Dottoressa Silvia, Michele e tutto il suo staff ci accolgono e si uniscono a noi… si prendono cura di Kate e anche di me …. Ci sono sempre stati accanto e sono certa che ci saranno sempre.
Non saranno mai abbastanza i ringraziamenti….
GRAZIE DOC DEL MIO CUORE e GRAZIE A MICHELE per averci “adottato”….

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