La triadite

8 Febbraio 2019 by michelecrippa
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“Dottoressa, la Sally non è in forma!”

La mia giornata è cominciata così, con una telefonata di una preoccupata “mamma”, che non vedeva “bene in salute” la sua gatta, una femmina di maine coon di quattro anni.

I gatti a pelo lungo spesso hanno qualche problema con i boli di pelo, anche se i loro proprietari sono molto attenti a spazzolarli spesso.

Ok diamole un’occhiata!

“Quando riesci a portarmela in clinica che la visito e valuto se c’è qualche problema?”

“Arrivo!”.

Effettivamente la miciona è strana: la accarezzo ed è a disagio, mangia di malavoglia da ieri, oggi non ha proprio toccato cibo, respira male, ha lo sguardo molto preoccupato.

La proprietaria mi riporta che non ha avuto voglia di uscire in giardino, come fa di solito, e si è nascosta dal giorno prima in un angolo, soffiando agli altri gatti di casa.

La visito e lei mostra un forte dolore alla palpazione dell’addome, il respiro ed il battito sono accelerati: eh, sì, la micia sta proprio male!

Dalle radiografie emerge un sospetto, poi confermato dall’ecografia fatta nell’immediato: TRIADITE!

La proprietaria mi guarda stranita: non ha capito di cosa si tratta…

Tecnicamente si parla di triadite quando ci sono: IBD (inflammatory bowel disease = infiammazione del tratto intestinale), associato a PANCREATITE (infiammazione del pancreas) e a COLANGIOEPATITE (infiammazione di cistifellea, fegato e vie biliari).

Tre organi coinvolti, per questo TRI-, molto grave e estremamente dolorosa.

Generalmente queste infiammazioni si presentano una alla volta, ma quando arrivano insieme il quadro clinico si complica tanto da diventare grave e preoccupante.

Anche perché tutti questi organi sono avvolti da una rete sottile, il peritoneo, che si infiamma molto rapidamente reagendo alla patologia d’organo (=PERITONITE).

Non si conoscono esattamente le cause, o meglio, si conoscono bene le cause che però sono molteplici: una dieta sbagliata condotta per un lungo periodo, una sostanza tossica che sovraccarica le capacità depurative del fegato, batteri che migrano dall’intestino al fegato, un reflusso del contenuto intestinale che torna indietro verso lo stomaco, ed anche la reazione stessa del sistema immunitario, che si “rivolta” verso gli organi stessi per l’innesco di una malattia “auto-immune”.

Insomma, scientificamente si può definire “un bel casino”!

Anche perché i sintomi che il gatto può presentare sono diversi, e di varia gravità, a seconda che sia più colpita una zona più di un’altra, ed in relazione al tempo trascorso dall’innesco del problema (vale a dire da quanto tempo se la covava).

I segni più frequenti sono:

inappetenza più o meno marcata ha sensazione di acidità di stomaco, una nausea impressionante e spasmi all’addome: nelle stesse condizioni a te viene voglia di mangiare?
vomito per lo stesso motivo della nausea
febbre  per tutto lo stato infiammatorio-infettivo-autoimmune
perdita di peso se mangia svogliatamente da un po’ di tempo
diarrea o stitichezza dipende da come reagisce l’intestino
ittero se il fegato diventa tanto sofferente
pancia gonfia sia per l’eventuale gas contenuto nell’intestino, sia per il versamento peritoneale, quando si infiamma tanto da riempirsi di liquido (ascite)
dolore addominale e ti credo, già da solo il pancreas fa malissimo visto che continua a buttar fuori sostanze che provocano un’autodigestione, se poi ha una peritonite, un problema al fegato, una colite e un’infiammazione del resto dell’intestino, a volte anche una gastrite, pensa che gioia…
stanchezza come minimo
pelo arruffato non se la sente di certo di pulirsi e toelettarsi
apatia atteggiamento che va dal “lassame-pèrde” al “voglio-morire”

Puoi accorgerti di uno o più sintomi, anche contemporaneamente. Se hai il sospetto che qualcosa non quadri, fai visitare il tuo micio: mai come in questo caso è fondamentale una diagnosi tempestiva per potergli salvare la vita.

La conferma con esami del sangue, radiografie ed ecografia è piuttosto veloce, anche se in qualche caso può essere necessario approfondire con biopsie degli organi coinvolti.

E la cura segue di conseguenza: è fondamentale intervenire in modo da stabilizzare la situazione, se necessario anche con terapia intensiva, gestendo in modo particolare il bilanciamento della pressione e dei sali, la lipidosi epatica che si instaura per il digiuno prolungato, e togliere il dolore con i farmaci appropriati.

Insomma, la tradite è proprio “una brutta bestia”, che va affrontata con decisione e velocemente, in modo da combatterla e vincerla una volta per tutte.

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